SEMPRE PIÙ BERGAMO

Cinque anni fa ci siamo candidati a guidare la città in nome di un “cambio di passo”. Bergamo appariva allora come una città ferma, incapace di dare espressione alle proprie potenzialità. Ci siamo proposti di renderla più dinamica, più aperta e più inclusiva; di mobilitare le energie disponibili sul territorio, di affrontare con concretezza ogni aspetto dell’amministrazione e di ricostruire così un clima positivo, capace di generare fiducia e coesione all’interno della nostra comunità.

Molto è stato fatto, molto resta da fare. 

Diversi temi di cui si discuteva da anni – stadio, Montelungo, Donizetti, gasometro, rondò autostrada, Pontesecco, Palazzetto dello sport, Carmine e S.Agata, nuova Gamec, Astino, Centro piacentiniano, collegamento con Orio, ecc. – hanno finalmente trovato una risposta e una loro precisa fattibilità: ora è il tempo dei cantieri; l’obiettivo di contrastare la perdita di posti di lavoro è stato centrato – con la nascita di migliaia di nuove imprese – e così quello di arrestare il calo degli abitanti, ma resta più che mai attuale la questione demografica. 

Abbiamo creato le condizioni per una forte crescita delle presenze turistiche – grazie alla rinnovata attrattività culturale della città – ma vanno perfezionati gli strumenti di protezione dei luoghi più preziosi, a partire da Città Alta. Molti passi si sono fatti nella costruzione di un nuovo welfare di comunità – insieme al Terzo Settore e al volontariato – ma altrettanti se ne richiedono, se vogliamo che il sistema “regga” al crescere dei bisogni; infine, abbiamo ampliato le superfici verdi, i parchi e il patrimonio arboreo, ma la forte sensibilità cresciuta in questi anni intorno ai temi dell’aria e del traffico richiede da qui in avanti risposte più incisive a favore dell’ambiente.

Insomma, abbiamo innanzitutto un “lavoro da completare” – su questi ed altri fronti decisivi: sicurezza urbana, rafforzamento dei servizi formativi, smart city – e questa è anche la principale ragione che mi ha spinto a ricandidarmi.

Non ci limiteremo però a concludere ciò che abbiamo iniziato. Vogliamo lavorare per la Bergamo del 2030. Lo faremo con nuovi, importanti interventi di trasformazione di aree dismesse – a partire dallo scalo ferroviario col progetto di Porta Sud – e trasformazioni coraggiose, come l’interramento del viadotto di Boccaleone. Vogliamo una città più verde, aria più respirabile e meno traffico. Difenderemo i quartieri dall’invasione delle auto che ogni giorno entrano a Bergamo e lo faremo con le nuove infrastrutture (Ponte-Montello, Teb 2, Bergamo-Orio, navetta con Treviglio e nuovo collegamento con Dalmine), potenziando le linee ATB, creando grandi parcheggi di interscambio ai confini della città e proteggendo la sosta dei residenti nei quartieri.

Intorno ai quartieri ruota l’intera visione della Bergamo di domani. Una popolazione più frammentata, con tante famiglie composte da una sola persona, ha bisogno di rafforzare le relazioni di prossimità. Noi quindi scommettiamo sui quartieri: attraverso il decentramento dei servizi comunali, il rafforzamento delle reti sociali e dei presìdi di sicurezza, il sostegno alle attività commerciali di vicinato e il coinvolgimento dei cittadini in una dimensione di mutuo aiuto.

Pensiamo alla grande sfida demografica che ci aspetta. Tra quindici anni un abitante su tre avrà più di 65 anni. Assumiamo quindi tre impegni: quello di lavorare per un incremento delle nascite (ovviamente non è cosa che dipenda solo “dal Comune”, ma vogliamo creare condizioni materiali e di fiducia che incoraggino una ripresa della natalità); quello di trattenere i nostri giovani e di attrarne da fuori con la qualità delle nostre scuole e dell’università, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro, incrementando l’offerta di case in affitto a prezzi accessibili e rendendo Bergamo ancora più bella e vivace; e infine quello di “adattare” la città alle necessità di una popolazione più fragile come quella anziana, impegno che coinvolge tutti gli aspetti della vita della città – dai servizi sociali al trasporto pubblico, dalle abitazioni agli spazi verdi, dall’uso delle tecnologie al commercio di vicinato – sapendo che una città “adatta” ai suoi cittadini più fragili è in realtà più vivibile per tutti.

L’altra grande sfida che ci aspetta è quella della sostenibilità ambientale. In pochi anni la domanda di qualità ambientale tra i nostri cittadini è molto cresciuta, insieme alla consapevolezza dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. Non è un caso se nel programma che presentiamo il capitolo dedicato alla “città sempre più sostenibile” è il più corposo insieme a quello sull’inclusione sociale. Questo tema è diventato prioritario e richiede d’essere declinato con coerenza in molte direzioni: la protezione dei suoli agricoli – con il progetto della grande Cintura Verde -, il risparmio energetico, la mitigazione dell’impatto dell’aeroporto, l’ulteriore miglioramento della raccolta e del trattamento dei rifiuti, il verde pubblico; ma soprattutto coinvolge direttamente la mobilità, che non può che essere (diventare) sostenibile. Nel disegno complessivo rientrano così le nuove infrastrutture su rotaia, la limitazione del traffico, il potenziamento del trasporto pubblico, i parcheggi di interscambio, lo sviluppo della ciclabilità e delle diverse forme di mobilità condivisa.

Ma c’è dell’altro. Intorno a noi in questi cinque anni è cambiato il mondo, ed è cambiata anche l’Italia. Siamo passati attraverso una crisi economica che ha lasciato segni profondi. Molte persone si sono ritrovate più povere, e il sommarsi di diversi fattori – difficoltà economiche, precarietà, disuguaglianze, crisi migratoria, cambiamenti del lavoro dovuti alle tecnologie digitali e declino demografico – ha determinato un diffuso sentimento di incertezza e di delusione, fino all’emergere del rancore e della cattiveria.

Non abbiamo la presunzione di pensare che Bergamo sia del tutto estranea a questo clima. Anche nella nostra città ci sono persone in difficoltà – non è un caso se in questi cinque anni abbiamo aumentato del 40% la spesa dedicata alle fragilità sociali, destinandovi tutti i risparmi che siamo riusciti a conseguire nel funzionamento della macchina comunale e nelle pieghe del bilancio. E sappiamo che le difficoltà, l’esclusione, l’assenza di prospettive, generano frustrazione, e che questa può diventare rabbia. Sarebbe un drammatico errore trascurare chi la pensa così, e non dimostrargli attenzione e vicinanza.

Ma non è questo il sentimento che prevale nella nostra città, almeno fino ad oggi. Bergamo resiste e resistono i suoi valori. Negli ultimi anni questa città ha saputo migliorarsi – come dicono tutti gli indicatori – e ci sembra abbia ancora voglia di migliorare.

E’ però necessario difendere e rafforzare gli elementi che caratterizzano la nostra comunità. Esiste un “modello Bergamo”, noi pensiamo, le cui radici affondano nella cultura del lavoro, nell’operosità, nella concretezza e nel senso del dovere che nella nostra città si tramandano da generazioni. E’ un modello fondato sulla fiducia e permeato dal valore dalla solidarietà, nel quale la cultura e le istituzioni della Chiesa cattolica ancora oggi svolgono un ruolo fondamentale, declinato nelle mille forme del volontariato e della cittadinanza attiva, le cui espressioni si ritrovano nei quartieri, nella cura delle fragilità e nelle forme di accoglienza e di integrazione dei nuovi cittadini stranieri. E’ un modello che riconosce il valore delle differenze e che coltiva la conoscenza come leva di emancipazione, di comprensione del mondo e di progresso, che ha cuore la bellezza, la conservazione della natura e del patrimonio storico-monumentale tramandato attraverso i secoli, e che negli ultimi anni si è evoluto, si è aperto, grazie innanzitutto allo sviluppo dell’Università e dell’aeroporto, riconoscendosi in una dimensione europea e internazionale.

E’ un modello, infine, in cui recentemente le istituzioni politiche e le rappresentanze economiche sono riuscite a darsi un metodo di concertazione prezioso, in grado di tracciare una rotta e di condividere le priorità di azione per lo sviluppo futuro del nostro territorio, e che ci colloca al livello delle migliori città europee.

Il “modello” non coincide ovviamente con l’Amministrazione comunale di Bergamo. Quest’ultima ne costituisce però uno snodo importante, soprattutto in questa fase storica; non lo riassume, ma ne può condizionare la rotta, come abbiamo cercato di fare in questi anni; e può con ciò risultare decisiva, per difenderlo o metterlo in discussione. Anche nel metodo: in una stagione di politica urlata e superficiale Bergamo ha risposto con una politica fondata sulla competenza e sul dialogo. E’ così che siamo riusciti a migliorare la città: con l’ascolto e il confronto, ma anche con la capacità di decidere e di procedere poi senza indugi.

Noi pensiamo che il “modello Bergamo” vada preservato e rafforzato, ed è questo dunque l’ulteriore impegno che assumiamo per i prossimi cinque anni. Per i nostri cittadini, innanzitutto, per garantire loro un benessere che non si riassume nella sola dimensione economica, ma di cui salute, sicurezza, ambiente, cultura, efficienza dei servizi, solidarietà e qualità delle relazioni umane sono aspetti irrinunciabili. E per fare di Bergamo un punto di riferimento, anche per altri: una comunità operosa che non si arrende al pessimismo e che con orgoglio e determinazione cerca ogni giorno di fare un passo avanti.

Giorgio Gori