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Bergamo – Brescia 2023: La mia intervista al Corriere della Sera

“La candidatura a Capitale della Cultura di Bergamo e Brescia per il 2023 è stata il primo fiore sbocciato dopo il terribile inverno della prima ondata. A maggio 2020 le due città devastate dalla pandemia vennero acclamate in Parlamento con la doppia investitura: scelta carica di significati, speranza, rinascita, in un momento in cui ancora migliaia di famiglie lottavano con gli spettri della malattia e le ferite per i parenti morti senza un ultimo saluto. Tra un anno quel progetto di ripartenza sarà realtà. Ieri è stato presentato il logo della doppia capitale: c’è quel 3 che sta anche per la «B» iniziale delle due città e che per il sindaco di Bergamo Giorgio Gori è soprattutto una molla. «Una molla in senso fisico — spiega —. Durante la prima fase della pandemia le nostre città sono rimaste schiacciate, le energie compresse, ora le stiamo liberando con tutta la forza che abbiamo».

Per Bergamo è l’occasione per scrollarsi di dosso l’immagine di cratere mondiale del Covid?
«Siamo stati il territorio più colpito nella prima ondata, è la nostra storia, ma quando è nata questa candidatura abbiamo subito detto che la cultura sarebbe stata un fattore terapeutico, una cura. A inizio 2020 le immagini e i racconti di una città in ginocchio hanno avuto un impatto fortissimo.Ancora oggi parlo con persone che stentano a credere che la situazione Covid da noi si sia normalizzata. Anzi, in tutte le successive ondate qui il quadro sanitario è sempre stato meno grave di altre province»

Come sta oggi la città?
«Parlavo della molla nel logo del 2023: Bergamo e il suo territorio sono ripartiti con una forza ben sopra la media nazionale. I dati del manifatturiero sono migliori di quelli del 2019 e c’è una grande voglia di fare. A ottobre e novembre, prima di Omicron, anche il turismo ha avuto risultati molto buoni. Ma certamente il punto di questa ripresa è che non si torna a quello che eravamo prima. Bisogna avere la capacità di immaginare prospettive nuove».

Lavoro, industria, edilizia sono i tratti somatici di Bergamo e Brescia conosciuti nel resto del Paese. Si fa più fatica a riconoscerne il ruolo di capitali culturali.
«È vero, giusto oggi parlavo con la sottosegretaria Anna Ascani e si stupiva di come il progetto sulla Valle d’Astino, un’area della città di grande valore storico e naturalistico, abbia vinto il Premio nazionale per il Paesaggio. Si pensa sempre a questi territori come luoghi in cui si lavora molto, sottovalutando la bellezza e la grande capacità di produrre cultura».

Quindi il progetto per il 2023 è sovvertire questa immagine?
«Non del tutto, certe caratteristiche vanno rispettate. Punteremo molto su quello che le città hanno da offrire come patrimonio artistico e storico, le Mura di Bergamo Alta e l’area archeologica di Santa Giulia a Brescia, entrambe realtà tutelate dall’Unesco, oppure le due pinacoteche di grande valore, Donizetti…».

Ma…?

«Ma vogliamo qualcosa di più di una vetrina e una lunga rassegna di eventi. Pensiamo che questa sia un’occasione per progettare pezzi di futuro del territorio, mettendo al centro il tema dell’innovazione: quando parliamo di cultura parliamo anche di due territori che hanno due università, che sono all’avanguardia nella ricerca, applicata all’industria ma anche alla sanità, e che stanno sviluppando idee nuove, per esempio nel caso di Bergamo un grande progetto di ripensamento del welfare territoriale».

Ci sono le risorse per sviluppare tutte queste ambizioni?
«Al momento contiamo sui 5 milioni di euro che ci ha messo a disposizione Ubi e che Intesa, dopo la fusione, ha confermato. Dal governo ci aspettiamo che la dotazione standard per la Capitale della Cultura, di un milione di euro, venga raddoppiata, visto che parliamo di due città. Ma certamente il fundraising avrà un ruolo determinante».

Quanto è stretto il rapporto con Brescia, al di là degli stereotipi di rivalità campanilistica?
«Il dialogo è continuo e dal punto di vista pratico la collaborazione è già molto stretta: abbiamo ricevuto 500 progetti da sviluppare per il 2023 e il 70% prevedono una collaborazione con realtà bresciane».

Nel 2018 lei si candidò alla guida della Lombardia per il centrosinistra, ora si fa il nome del suo collega di Brescia, Emilio Del Bono. Il 2023 può rimettere quest’area, più di 2 milioni di abitanti, al centro della mappa politica?
«Sì, lasciando fuori i temi elettorali, oggi è centrale il tema dei rapporti tra Milano e le altre aree della Lombardia. Il capoluogo negli ultimi 10 anni è cresciuto al doppio della velocità e ha drenato risorse ad altri territori. Non solo risorse economiche, ma anche in termini di intelligenze: sono tanti i giovani bergamaschi che si sono trasferiti a Milano. Brescia e Bergamo insieme hanno una piattaforma manifatturiera senza pari in Italia, Milano lo stesso sul piano dei servizi. Bisogna che queste forze collaborino». “

Crediti: Corriere della Sera, intervista di Simone Bianco del 13/12/2021