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Giorgio Gori
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Altri 5 anni per continuare a cambiare Bergamo

Cinque anni fa ci siamo candidati a guidare la città in nome di un “cambio di passo”. Bergamo appariva allora come una città ferma, incapace di dare espressione alle proprie potenzialità.

Ci siamo proposti di renderla più dinamica, più aperta e più inclusiva; di mobilitare le energie disponibili sul territorio, di affrontare con concretezza ogni aspetto dell’amministrazione e di ricostruire così un clima positivo, capace di generare fiducia e coesione all’interno della nostra comunità.

Molto è stato fatto, molto resta da fare.

Diversi temi di cui si discuteva da anni – stadio, Montelungo, Donizetti, gasometro, rondò dell’autostrada, Pontesecco, Palazzetto dello sport, Carmine e S.Agata, nuova Gamec, Astino, Centro piacentiniano, collegamento con Orio, ecc. –  hanno finalmente trovato una risposta e una loro precisa fattibilità: ora è il tempo dei cantieri.

L’obiettivo di contrastare la perdita di posti di lavoro è stato centrato – con la nascita di migliaia di nuove imprese – e così quello di arrestare il calo degli abitanti (da 4 anni sono in crescita), ma resta più che mai attuale la questione demografica.

Abbiamo creato le condizioni per una forte crescita delle presenze turistiche (+ 55% in quattro anni) – scommettendo sulla cultura e grazie ad una maggiore capacità di comunicazione – ma vanno perfezionati gli strumenti di protezione dei luoghi più preziosi, a partire da Città Alta.

Abbiamo praticato l’innovazione tecnologica a favore dei cittadini – digitalizzando la quasi totalità dei servizi e costruendo uno dei più importanti sistemi di wi-fi pubblico in Italia; siamo passati dal 18° al 5° posto nella classifica italiana delle città innovative, primo tra i capoluoghi di provincia; ma vogliamo migliorare ancora, fare di Bergamo una vera smart city.

Abbiamo preso molto sul serio il problema della sicurezza, aldilà del calo dei reati, rafforzando gli organici della polizia locale e la nostra presenza nei quartieri, ma vogliamo fare di più, ampliando l’uso della tecnologia, la prevenzione e la collaborazione con i cittadini “attivi”, oltre che con le Forze dell’Ordine.

Molti passi si sono fatti nella costruzione di un nuovo welfare di comunità – insieme al Terzo Settore e al volontariato – nelle protezione delle diverse fragilità e nella costruzione di comunità più coese, ma altrettanti se ne richiedono, se vogliamo che il sistema “regga” al crescere dei bisogni.

Abbiamo lavorato per rafforzare i servizi della formazione, a partire dalla fascia 0-6, perché crediamo che la scuola sia la base di tutto. Abbiamo collaborato intensamente con l’Università. Ma possiamo e vogliamo migliorare ancora.

Infine abbiamo ampliato le superfici verdi, i parchi e il patrimonio arboreo (+ 30%), ma la forte sensibilità cresciuta in questi anni intorno ai temi dell’aria e del traffico richiede da qui in avanti risposte più incisive a favore dell’ambiente.

Insomma, abbiamo innanzitutto un “lavoro da completare” – e questa è la prima ragione che mi ha spinto a ricandidarmi.

Vi avverto: non ci limiteremo però a concludere ciò che abbiamo iniziato. Vogliamo lavorare per la Bergamo del 2030.

Lo faremo con nuovi, importanti interventi di trasformazione di aree dismesse – a partire dallo scalo ferroviario col progetto di Porta Sud, l’area della Reggiani, l’ex Gres.

Vogliamo una città più verde, aria più respirabile e meno traffico.

Difenderemo i quartieri dall’invasione delle auto che ogni giorno entrano a Bergamo e lo faremo con le nuove infrastrutture (Ponte-Montello, Teb 2, Bergamo-Orio, navetta con Treviglio e nuovo collegamento con Dalmine), potenziando le linee ATB, creando grandi parcheggi di interscambio ai confini della città e proteggendo la sosta dei residenti nei quartieri.

Intorno ai quartieri ruota l’intera visione della Bergamo di domani.

Una popolazione più frammentata, con tante famiglie composte da una sola persona, ha bisogno di rafforzare le relazioni di prossimità.
Noi quindi scommettiamo sui quartieri: attraverso il decentramento dei servizi comunali, il rafforzamento delle reti sociali e dei presìdi di sicurezza, il sostegno alle attività commerciali di vicinato e il coinvolgimento dei cittadini in una dimensione di mutuo aiuto.

Crediamo nelle reti sociali di quartiere, ci abbiamo investito e ci investiremo ancora di più. Le vogliamo rafforzare, così come puntiamo a strutturare meglio i processi di partecipazione, con un team tecnico e politico che se ne occupi.

E a proposito di quartieri: in questi anni abbiamo cercato di operare tenendo sempre vive, insieme, due scale molto diverse: quella più ampia, macro, che contiene la visione strategica, i grandi progetti, le opere a scala sovracomunale, le grandi trasformazioni; e l’altra, micro, che è fatta invece di piccoli interventi (bar) e di vita quotidiana: un marciapiedi da asfaltare, una panchina da sostituire, un albero da potare, un angolo buio da illuminare con un lampione.
La vita delle persone è fatta di queste cose: di piccoli cose che però possono essere fonte di grande disagio. E noi non abbiamo mai smesso, mai, di dialogare anche su questo piano con i cittadini, di ascoltarli e di cercare di dare loro risposte concrete.

Come immaginiamo il futuro della nostra città? La principale sfida che dovremo affrontare è quella della demografìa.

Tra quindici anni a Bergamo un abitante su tre avrà più di 65 anni.

Assumiamo quindi tre impegni:

  1. quello di far di tutto per trattenere i nostri giovani e di attrarne da fuori:  con la qualità delle nostre scuole e dell’università, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro, incrementando l’offerta di case in affitto a prezzi accessibili e rendendo Bergamo ancora più bella e vivace;
  2. quello di lavorare per un incremento delle nascite (che ovviamente non è cosa che dipenda solo “dal Comune”, ma a noi sta creare condizioni che facilitino la scelta delle giovani coppie, attraverso il sostegno alla genitorialità, l’aumento degli asili nido e politiche urbane di conciliazione tra lavoro e dimensione parentale; ma soprattutto tenere acceso il clima positivo, di fiducia, dentro la quale può più facilmente collocarsi la decisione di fare dei figli – e non vi devo spiegare quanto questa città ne abbia bisogno);
  3. e infine quello di “adattare” la città alle necessità di una popolazione più fragile come quella anziana, impegno che coinvolge tutti gli aspetti della vita della città – dai servizi sociali al trasporto pubblico, dalle abitazioni agli spazi verdi, dall’uso delle tecnologie al commercio di vicinato – sapendo che una città “adatta” ai suoi cittadini più fragili è in realtà più vivibile per tutti.

Ma c’è dell’altro.

Intorno a noi in questi cinque anni è cambiato il mondo, ed è cambiata anche l’Italia. Siamo passati attraverso una crisi economica che ha lasciato segni profondi. Molte persone si sono ritrovate più povere, e il sommarsi di diversi fattori – difficoltà economiche, precarietà, disuguaglianze, crisi migratoria, declino demografico e cambiamenti del lavoro dovuti alle tecnologie digitali – ha determinato un diffuso sentimento di incertezza e di delusione, fino all’emergere del rancore e della cattiveria.

Non abbiamo la presunzione di pensare che Bergamo sia del tutto estranea a questo clima.

Anche nella nostra città ci sono persone in difficoltà – non è un caso se in questi cinque anni abbiamo aumentato del 46% la spesa dedicata alle fragilità sociali, destinandovi tutti i risparmi che siamo riusciti a conseguire nel funzionamento della macchina comunale e nelle pieghe del bilancio.

E sappiamo che le difficoltà, l’esclusione, l’assenza di prospettive, generano frustrazione, e che questa può diventare rabbia.

Sarebbe un drammatico errore trascurare chi la pensa così, e non dimostrargli attenzione e vicinanza.

Ma non è questo il sentimento che prevale nella nostra città, almeno fino ad oggi. Bergamo resiste e resistono i suoi valori.

Negli ultimi anni questa città ha saputo migliorarsi – come dicono tutti gli indicatori – e ci sembra abbia ancora voglia di migliorare.
E’ però necessario difendere e rafforzare gli elementi che caratterizzano la nostra comunità.

Esiste un “modello Bergamo”, noi pensiamo, le cui radici affondano nella cultura del lavoro, nell’operosità, nella concretezza e nel senso del dovere che nella nostra città si tramandano da generazioni. E’ un modello fondato sulla fiducia e permeato dal valore dalla solidarietà, nel quale la cultura e le istituzioni della Chiesa cattolica ancora oggi svolgono un ruolo fondamentale, declinato nelle mille forme del volontariato e della cittadinanza attiva, le cui espressioni si ritrovano nei quartieri, nella cura delle fragilità e nelle forme di accoglienza e di integrazione dei nuovi cittadini stranieri.

E’ un modello che riconosce il valore delle differenze e che coltiva la conoscenza come leva di emancipazione, di comprensione del mondo e di progresso, che ha cuore la bellezza, la conservazione della natura e del patrimonio storico-monumentale tramandato attraverso i secoli, e che negli ultimi anni si è evoluto, si è aperto, grazie innanzitutto allo sviluppo dell’Università e dell’aeroporto, riconoscendosi in una dimensione europea e internazionale.

E’ un modello, infine, in cui recentemente le istituzioni politiche e le rappresentanze economiche sono riuscite a darsi un metodo di concertazione prezioso, in grado di tracciare una rotta e di condividere le priorità di azione per lo sviluppo futuro del nostro territorio, e che ci colloca al livello delle migliori città europee.

Il “modello” non coincide ovviamente con l’Amministrazione comunale di Bergamo. Quest’ultima ne costituisce però uno snodo importante, soprattutto in questa fase storica; non lo riassume, ma ne può condizionare la rotta, come abbiamo cercato di fare in questi anni; e può con ciò risultare decisiva, per difenderlo o metterlo in discussione.

Anche nel metodo: in una stagione di politica urlata e superficiale Bergamo ha risposto con una politica fondata sulla competenza e sul dialogo.

E’ così che siamo riusciti a migliorare la città: con l’ascolto e il confronto, ma anche con la capacità di decidere e di procedere poi senza indugi.

Noi pensiamo che il “modello Bergamo” vada preservato e rafforzato, ed è questo dunque l’ulteriore impegno che assumiamo per i prossimi cinque anni.

Per i nostri cittadini, innanzitutto, per garantire loro un benessere che non si riassume nella sola dimensione economica, ma di cui salute, sicurezza, ambiente, cultura, efficienza dei servizi, solidarietà e qualità delle relazioni umane sono aspetti irrinunciabili.

E per fare di Bergamo un punto di riferimento, anche per altri: una comunità operosa che non si arrende al pessimismo e che con orgoglio e determinazione cerca ogni giorno di fare un passo avanti.