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A Bucha per sostenere la ripartenza

A Bucha vivevano circa 53mila persone prima della guerra, 73mila considerando anche i 13 piccoli villaggi che circondano la città. Durante il conflitto a Bucha sono rimaste solo 3500 persone, alcuni ora stanno tornando, altri non lo faranno mai più. 456 cittadini hanno perso la vita, uccisi dai soldati russi, altri risultano tutt’ora dispersi: tanti ucraini sono stati infatti deportati, attraverso la Bielorussia, in Russia. 

Abbiamo visto tutti le terribili immagini proveniente dalla città fin dalle prime ore del conflitto, una testimonianza che ha reso Bucha simbolo del conflitto in Ucraina. Essere una città simbolo, in un momento di sofferenza, implica dolore e resilienza, lo sanno bene i bergamaschi che nel corso degli ultimi tre anni sono stati essi stessi simbolo di una città che soffre ma che sa come rialzarsi. Ecco perchè da primo cittadino ho deciso di viaggiare a Bucha, per siglare un gemellaggio tra le due città, e per osservare attivamente come è possibile sostenere la comunità ucraina nella ripartenza dopo la tragedia del conflitto bellico. 

Ieri in mattinata sono arrivato a Bucha, accompagnato da Maurizio Carrara, fondatore di CESVI, dove assieme al sindaco Fedoruk abbiamo visitato i luoghi simbolo del conflitto in città. 

La nostra prima tappa è stato “l’asilo arcobaleno” che nei giorni più terribili ha ospitato per due settimane oltre 50 bambini e 200 adulti. Da li siamo giunti alla chiesa di Sant’Andrea Apostolo, dove tra la chiesa e il giardino circostante sono state sepolte gran parte delle vittime civili di Bucha. Solo lo scorso 11 marzo, 116 corpi sono stati riesumati dal terreno per essere riconsegnati alle famiglie e trovare, finalmente, una degna sepoltura nel cimitero locale. All’interno della chiesa è stata allestita una mostra fotografica che testimonia l’orrore di Bucha, per non dimenticare, per non dimenticarli. 

Oltre all’abbraccio e alla solidarietà di Bergamo in questi giorni vogliamo portare un aiuto concreto: insieme a CESVI, desideriamo impegnarci a sistemare i 14 asili delle città, tre dei quali- tra cui anche l’asilo arcobaleno- richiedono d’essere interamente ricostruiti. Far ritornare i bambini all’asilo e a scuola è assolutamente fondamentale: sarà un primo passo concreto, a cui vogliamo aggiungere assistenza psicologica per tutti coloro che hanno visto e vissuto cose terribili nei giorni più bui della città di Bucha.